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Racconti Brevi

Amore  (15) Avventura  (4) Comico  (39)
Drammatico  (20) Erotico  (3) Fantascienza  (10)
Fantasy  (11) Giallo&Noir  (14) Grottesco  (7)
Horror  (13) Impegno sociale  (7) Introspettivo  (8)
Pop  (3) Pulp  (9)
Storico  (17) Surreale  (46)
Thriller  (3) Trash  (10)
 
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-Scusa- Mi dice. -Non preoccuparti..-Mentre la sto aiutando, mi finisce tra le mani un libro. La copertina sembra rilegata da morsi di topo, sul fronte leggo “La casa degli spiriti”, di Isabelle Allende. Fottuta Isabelle Allende. Avevo letto quel libro tanti anni fa per far presa proprio su ragazze così, per essere una cazzata pazzesca l’ho trovato un po’ ostico. Sembra una soap-opera sudamericana scritta in maniera molto raffinata. E com’è che i personaggi di libri sudamericani hanno tutti quei cazzo di nomi poi? Perché non possono chiamarsi con nomi normali , brevi, come Alex, Zac, Jeff. Pare che l’Allende sia perfetta per certe giovenche col fascino per la droga e per l’esoterismo. Mancava solo che dal culo si facesse uscire un qualche appunto di Castaneda, e allora il cerchio si sarebbe chiuso. Non sono mai stato un tipo che si beveva tutte quelle cazzate spirituali. Da piccolo ero obbligato ad andare a catechismo, e già allora gli idealismi di...
 
 
Andrej ha cominciato con la Metamfetamina dopo che a quindici anni i suoi genitori lo obbligarono ad andare in una comunità perché lo avevano beccato a fumarsi uno spinello. Lì incontrò gente che se la faceva, e da allora non ha più smesso, dice. Apro una serie di serrature sulla mia porta ultrablindata e lo faccio entrare. Ogni volta che lo vedo entrare da quella porta sembra sempre più pelle e ossa, giuro che un giorno di questi riuscirà a passarci sotto tanto è magro. -Ciao ragazzone!-Mi dice facendo svolazzare i lunghi capelli neri –Ti sono mancato?- -Neanche un po’. Ma lo sai che ogni volta che ti vedo sei sempre più magro?- -Si? Tu invece sei sempre più stronzo. Allora, che mi racconti?- -Che vuoi che ti racconti, sono sempre in questa cucina di merda a farmi il culo per voi- -E lo fai anche bene. E’ già tutto pronto?- ...
 
 
Il grosso scarafaggio spunta dallo stipite della porta della dispensa. Fa scattare le antenne un paio di volte e poi si prepara per un lungo scatto tra la porta e il mio forno. -Figlio di puttana..- Lo osservo da parecchi giorni, e ogni volta che cerco di affondarci sopra il mio Doctor Martins numero quarantacinque quello svicola veloce sotto qualche mobile. Queste blatte sudice infestano questa maledetta cucina sucida. Ho provato anche coll’insetticida ma niente. Quest’entità blattodea s’è divorata pure quello e ora sfreccia per ogni lato di questa stanza buia come si fosse trasformata in una superblatta marveliana. Accendo la lampadina che pende dal soffitto e rimanda una luce così fioca che le ombre si delineano appena. La mia immagine si riflette tozza sulla piccola finestrella, l’unica in questo buco di cucina, e con tutti i vestiti che ho addosso sembro pronto per una caccia...
 
 
Quando esco dal bagno frugo tra le telecamere e gli attrezzi di studio per cercare quello che può fare al caso mio. Sto quasi per rassegnarmi quando la vedo li, scende dal soffitto come un serpente che sibila da un ramo. Sono pronto per la mia diretta. Sabina rimarrà senza parole. Ci accomodiamo sui divani rosso scarlatto e Sabina mi indica quale telecamera guardare. Le luci dei riflettori scaldano come piccoli soli colorati. Il Cameramen ci fa segno con la mano. Tre. Lascerò tutti a bocca aperta. Due. Vorranno tutti scrivere di me. Uno. Parleranno per sempre di me. Poi parte il Jingle iniziale. Due file di giovenche in perizoma ci sfilano davanti, muovendosi in perfetta armonia tra loro. Ballano da una parte all’altra con espressioni ammiccanti. Io sono già ricoperto da un sottile strato di sudore gelido,...
 
 
-Ma mi stai ascoltando Posse?- Il mio interlocutore spalanca le braccia e la bocca come un grosso pesce gatto che annaspa sulla riva. -Scusami, stavo pensando a una cosa…- -Beh ti dicevo, la storia è piaciuta così tanto che ti vogliono in uno show televisivo, in prima serata!. – -Un show?- -Non è strepitoso? Sono o non sono il miglior agente che tu abbia mai conosciuto?- Non so se il migliore, ma sicuramente quello con minor gusto nel vestire. Il mio agente mi guarda con il suo completo cachi e una cravatta rosa che spunta fuori come una lingua a penzoloni. I capelli neri sono laccati all’indietro, più folti dietro e verso l’attaccatura sulla fronte sempre più radi. -Immagina su tutti i palinsesti, a caratteri cubitali: “POSSE SFIDA LA MORTE”.-E lo dice mentre nell’aria disegna con le dita. Vi chiederete cosa ci faccia io, Marco Posse, di fronte ad un individuo del genere e perché io sia pronto a fare qualsiasi cosa lui mi chieda di fare. Diciamo...
 
 
Comando a distanza La mia protesi è ergonomica. Ha varie e importanti funzioni. Con una di queste riesco sempre a far tacere il coglione di turno, quello che si presenta con una qualche verità formato slogan. Con un altra funzione posso passare da uno spot all'altro. Con altre ancora posso scegliere menù e sotto menù e infine dare l'OK quando ho trovato quello giusto. Ma la più importante è quella che mi fa passare dalla tv normale a quella di SKY. La mia protesi è anche bella da vedere. Morbida da toccare. Ormai conosco la tastiera della mia protesi come un cieco conosce l'alfabeto braille e mi muovo fra i tasti ad occhi chiusi, incidendoli un poco con le unghie solo per il piacere di farlo. La mia protesi mi ha reso schiavo, ma solo perché io voglio essere schiavo. Come si sceglie di essere attivi o passivi, dominati o dominanti, sadici o masochisti. E poi la mia protesi mi ha permesso di vedere tutta la merda discaricata da scaricatori abusivi nella provincia di Napoli. Mi ha permesso di vedere tutta la merda scaricata con il beneplacito dei magistrati sulle vittime della Diaz. Mi ha permesso di vedere Zenga...
 
 
Dopo pranzo mi fumo una sigaretta. Gliene sbaffo una a Diego. -Tutto bene a casa?-Mi chiede mentre gli sfilo una Lucky Strike dal pacchetto. -Sì- Gli rispondo. -Anzi sai che ti dico? Sento che sta per andare ancora meglio. Non lo so, ma oggi mi sento che qualcosa cambierà.- -Beh-Mi dice poi lui sbuffando via un rivolo di fumo blu.-Speriamo che cambi in meglio no?- -Ovviamente- Gli dico. Diego è un buon amico. Forse quando vincerò, gli farò un regalo. Guardo lorologio. Ho ancora tempo per andare a giocare. Quando arrivo al giornalaio la vecchia sta facendo le parole crociate. -Buongiorno- -Ah ma buongiorno! Dobbiamo smetterla di vederci cosi lo sa?- E ride come una vacca scema. -Già& Me li da due gratta e vinci?- -Certo. Ma prima di giocarli, non è che riuscirebbe cortesemente ad aiutarmi con questo?- -Veramente io avrei un po di fretta&- -Oh andiamo mi manca solo una parola. Provi a vedere se la sa. ...
 
 
-Ciao amore dimmi- -Dove sei Steeven?- -A prendere il latte come mi hai chiesto- -Hai portato via Max con te?- -Ma certo che lho portato via tesoro- -Ah si? Perché ho appena chiamato a casa e qualcuno ha risposto al telefono, ma quando ho provato a parlarci le uniche risposte che ho ricevuto sono mamma e bubua. Certo ammetto di aver pensato che finalmente, dopo tutto quel tempo davanti alla Tv, ti fossi rimbecillito completamente, ma poi ho dovuto capire che era solo un altro esempio della tua irresponsabi..-. TUTU TUUU Non ho proprio voglia di starla a sentire. Sempre a demolire ogni mia piccola buona intenzione, eppure io ci metto tanto impegno. Quando vincerò il milione&dovrà rimangiarsi tutto&la vedremo& Così esco e me ne torno a casa. Quando entro la piccola spia colpevole è di nuovo nel suo lettino come a fingere che nulla sia accaduto. -Tu- e lo indico- Non vedrai i cartoni animati per un bel po piccolo guastafeste.- ...
 
 
Prima o poi le cose qualcuno deve farle&e prima o poi capiterà che quel qualcuno sia proprio tu. Dove mi trovo ora, non vedo niente. E buio e mi muovo a tentoni sbattendo da una parte allaltra. La casa è piccola, e toccando le pareti sembra che lintonaco ti si sbricioli sulle mani. Puzza come i cessi di un pub, decisamente non un posto degno di una dea. Ho in mano una piccola torcia e il mio fucile, o meglio, il fucile di Albert, quello da caccia. Ho pensato che il fucile fosse meglio. Lavoro veloce, poco sangue. Non fosse mai che con il coltello in mano finisca per esitare a deflorare quella putrida carne molle. Non che non sia convinto di quello che devo fare. Ma il sangue mi ha sempre un certo effetto. Anni fa mi feci fare un piercing. Me lo fece un mio amico. Beh non sentii niente appena fatto, ma quando cominciai a vedere il sangue che dalla...
 
 
Camminavo tranquilla per strada, mangiando il mio panino al salame, pensando al libro che avevo nella borsa di tela, a quanto mi piaceva e non vedevo l’ora di finire. Terminato il panino, presi un fresh and clean e mi lavai le mani dall’unto… non mi piaceva avere le mani unte, non capivo come facesse certa gente a mangiare e poi a non pulirsi…. Che bella abitudine che avevo preso. E risi. Risi di gusto!Sembravo quasi una pazza per strada con le briciole sul maglione a ridere senza apparente senso. L’abitudine, la quotidianità, che brutte parole al giorno d’oggi!Tutte le mie amiche vivevano per non essere uguali ad altri, ognuna doveva avere il suo marchio, in modo che se tu avessi chiesto, “Conosci Linda? Quella colorata tipo pippicalzelunghe?”, “Conosci Francesca? Quella fighetta con le borse di Vuitton e i capelli disordinati per abitudine?”, tutti sapevano esattamente a chi ti riferivi. Ma tutte loro avevano qualcosa di riconoscibile nonostante la trasgressività e il voler essere differenti dalle altre. Io non ho mai voluto essere così per forza diversa e infatti ho basato la mia vita sulla quotidianità e piccole abitudini ce mi fanno vivere meglio e più tranquilla. Alla fine per...
 
 
 
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